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Prove generali di Federalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo Magaldi   

 

Pubblichiamo volentieri queste precise e veritiere considerazioni dell'amico Claudio Bolognino.

Enzo Magaldi

 

Il neo presidente della regione Campania,Stefano Caldoro ha annunciato  un ulteriore aumento delle tasse  regionali  imposto dal governo che si rifiuta di sbloccare i fondi FAS destinati al mezzogiorno d’Italia per colmare la profonda voragine dei conti delle regioni del sud nell’ambito della spesa sanitaria. La provincia di Napoli  un mese fa  ha annunciato un ulteriore inasprimento della tassa sui rifiuti (30 per cento) dopo l’aumento del 60 per cento dovuto all’accollamento,da parte del governo centrale delle spese per lo smaltimento alle istituzioni locali.

 

Pare di assistere in questi ultimi giorni alle prove generali di Federalismo fiscale per il quale dovrebbero essere già in discussione i decreti attuativi. Un federalismo che si traduce inevitabilmente in un aumento delle imposte per i cittadini e le imprese del Sud alle prese con la irresponsabilità di una classe dirigente di entrambi gli schieramenti  da anni intenta a moltiplicare le occasioni di una spesa clientelare e funzionale ai propri interessi elettorali.
Tornano in mente i moniti di un Salvemini che ormai più di un secolo fa analizzava gli esiti del processo unitario che si era tradotto in un semplice drenaggio di risorse dalle regioni più povere del neonato stato unitario a quelle più ricche: Il federalismo avrebbe comportato ulteriori rischi in questo senso nel ridurre allo stremo una economia già ampiamente danneggiata dal sacrificio dell’agricoltura allo sviluppo del triangolo industriale.
Tutto ciò avviene all’indomani di importanti elezioni regionali che sostanzialmente hanno premiato il governo rafforzandone però la componente leghista che ha conquistato posizioni di primo piano nelle regioni del Nord.
Qualcuno si chiede come mai il presidente della Camera subito dopo le lezioni abbia creato una corrente interna nel PDL  ed abbia alimentato ulteriori divisioni in un governo alle prese con una difficilissima congiuntura internazionale.. Il presidente Fini è mosso da motivazioni di ordine personale  vuole poltrone o pone all’interno della maggioranza problemi seri?
Gli avvenimenti di questi giorni sono la risposta  a questa domanda:se al neo presidente della regione Piemonte,Il leghista Cota “non importa nulla “della crisi occupazionale A Termini Imerese  pare evidente che il governo sembrerebbe orientato  ad abbandonare il Sud a se stesso ,a riconoscere che esso è la Grecia d’Italia,anzi strozzandolo attraverso il fiscalismo a  farne ancora di  Più La Grecia d’Italia..
Se queste sono le prove generali del federalismo meglio allora affermare che si profila una vera e propria spaccatura del paese: il nord che impiega le proprie risorse per finanziare la ripresa e l’occupazione nonché per ridurre le imposte e il Sud  destinato alla desertificazione economica e sociale.
La figura di Fini ricorda vagamente quella di Riccardo Lombardi che negli anni 60 scelse (anche allora si disse per motivi di poltrone) di essere in minoranza all’interno del suo partito perché convinto della necessità di vere e proprie riforme strutturali  che il neonato governo di centro-sinistra a guida democristiana non era stato in grado di attuare fino in fondo..
La presenza della minoranza lombardiana non portò a grosse modifiche nel programma di governo e non furono date  risposte esaurienti  all’esigenza di profonde trasformazioni che la società e lo Stato Italiano richiedevano in quel momento: quale sarà il destino del presidente della Camera nel momento in  cui accetta di sostenere tutti i provvedimenti del governo pur non condividendoli e soprattutto quale “federalismo” ci aspetta?


Claudio Bolognino