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Una firma per salvare Monte Comune PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio De Sinno   

APPELLI

 

Circolo “Il Gheppio” Penisola sorrentina

via R.Bosco 772- Vico Equense

tel/fax 081 8024771

 

UNA FIRMA PER SALVARE MONTE COMUNE

Monte Comune, un’enorme terrazza naturale, ricca di verde, costituita da prati e alberi da frutto, al centro e in cima alla costiera sorrentina e amalfitana, con vista mozzafiato sui golfi di Napoli e Salerno. Un’area dal grande valore naturalistico e paesaggistico, tanto da essere considerata patrimonio dell’UNESCO. Un territorio che rientra tra i SIC (siti di interesse comunitario) e nel Parco Regionale dei Monti Lattari.

Più di vent’anni fa era fonte di sviluppo per l’economia agricola del posto, oggi possibile meta per turismo naturalistico. Ora questa splendida montagna rischia di essere privatizzata. E’ in corso, infatti, una causa tra alcuni imprenditori e il comune di Vico Equense per stabilire la proprietà della montagna. La storia inizia nel 1997, quando le famiglie Palescandolo-Dubbiosi, versando alle casse comunali 600 mila lire, vogliono far valere il “diritto di enfiteusi”, cioè essere riconosciuti proprietari dopo anni di fitto e miglioria del terreno, affrancando (cioè  riscattando) la montagna; famiglie difese dall’avv. Dilengite, poi sindaco di Vico Equense dal 2001 al marzo 2005. La pretura di Sorrento dà ragione  alle famiglie Palescandolo-Dubbiosi ma il sindaco di allora, Savarese, si oppone, sostenendo che non vi è nessun documento che attesti alcun diritto di privati sul terreno. Nel 2003 arriva un’altra sentenza che non entra nel merito e rigetta la richiesta avanzata dal Comune di Vico Equense, per non aver tentato, come prevede la legge, la riconciliazione fra le parti. Seguono notevoli pressioni da parte di Legambiente e di alcuni consiglieri comunali dell’opposizione. Il Comune decide di fare appello alla sentenza ma giunto il momento di votare la risoluzione, che impegna la giunta a costituirsi in appello, il sindaco Dilengite e alcuni consiglieri della maggioranza escono dall’aula.

Dopo traversie di vario genere, sono attualmente in corso l’appello e un’interrogazione parlamentare, presentata dai deputati Pecoraro Scanio, Russo Spena e Lion, che non ha ancora ricevuto risposta dai diversi ministri competenti, a più di un anno di distanza. Intanto i 30 ettari di Monte Comune restano nelle mani dei privati e i segni devastanti lasciati dagli scellerati interventi di spianata dei terrazzamenti preesistenti da parte delle ruspe, aumentano sempre di più, con fenomeni di dilavamento ed erosione dei suoli. Prima di questi sconsiderati interventi eseguiti con potenti mezzi meccanici alla fine degli anni ’90, la sommità di M.te Comune era coperta da lembi di praterie e boschi affacciati direttamente sullo straordinario paesaggio della parte alta della Penisola Sorrentina. A partire almeno dall’alto medioevo la necessità di sistemare tali terreni particolarmente fertili, i contadini medioevali cominciarono un lavoro “certosino” di realizzazione di gradonature e terrazzamenti. L’abbandono parziale di tali sistemi produttivi con il sopraggiungere dell’epoca “moderna” aveva fatto sì che la natura si fosse re-impossessata dell’opera dell’uomo. Gli antichi gradoni sono così diventati fertile terreno per l’attecchimento di praterie di narcisi, lilium e crochi (anche se quest’ultimi dovevano essere ampiamente coltivati qui nell’antichità per la produzione dello zafferano), di particolarissime succulenti (piante grasse). I poderosi muretti a secco davano asilo ad esemplari secolari di rose canine oltre che rifugio a rettili, talpe, ghiri ecc..Tale situazione è ancora visibile purtroppo solo dai fotogrammi storici. L’intervento scriteriato operato con potenti mezzi meccanici oltre a causare un danno naturalistico per la perdita di microambienti particolarissimi ha esponenzialmente aumentato il rischio idrogeologico gravante non solo sull’area ma anche sulle frazioni montane di Ticciano, Mandrone, Arola ecc. .  Oramai sono presenti profonde spaccature nei terreni di M.te Comune, immensi valloni hanno inciso il fianco occidentale della Montagna ed ad ogni pioggia ingenti quantitativi di fango/terra e pomici vengono trasportate giù dai valloni fino alla Via Raffaele Bosco e ai borghi collinari. Inoltre, in alcune zone del Monte, si sono formati veri e propri “laghetti” di liquami provenienti, attraverso pompe che partono dal basso, da un impianto zootecnico sito ai piedi della montagna.

Uno scempio di notevole entità tanto che il sito è indicato anche tra gli ecomostri da La Nuova ecologia (www.lanuovaecologia.it * - sezione ecomostri).

Noi intendiamo evitare a tutti i costi che vadano avanti la privatizzazione e gli scempi di un territorio, ad uso e consumo di un unico cittadino. Per questo chiediamo di firmare un appello per salvare Monte Comune dalle speculazioni private e dagli scempi e per riconsegnare questo splendido territorio alla collettività.

* Articoli su Monte Comune:

http://www.lanuovaecologia.it/natura/conservazione/868.php

http://www.lanuovaecologia.it/ecosviluppo/ecomostri/2592.php

http://www.lanuovaecologia.it/iniziative/vertenze/2683.php

http://www.lanuovaecologia.it/iniziative/vertenze/2698.php

http://www.lanuovaecologia.it/iniziative/vertenze/4449.php

 

All’appello “Salviamo Monte Comune” hanno aderito tantissimi cittadini, nonché diverse personalità del mondo della politica, dello spettacolo e della cultura, tra cui Michele Santoro, Daniele Luttazzi, Vincenzo Cerami, Alex Zanotelli, Don Luigi Ciotti, Vittorio Agnoletto, Giovanna Melandri, Valerio Calzolaio, Michele Gravano e tanti altri.

Per firmare l’appello :  www.ilgheppio.net/mail/index.htm