{"id":224,"date":"2010-06-17T14:38:49","date_gmt":"2010-06-17T12:38:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/cms2\/2010\/06\/17\/la-parabola-della-x\/"},"modified":"2010-06-17T14:38:49","modified_gmt":"2010-06-17T12:38:49","slug":"la-parabola-della-x","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/cms2\/2010\/06\/17\/la-parabola-della-x\/","title":{"rendered":"La parabola della X"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left; margin-top: 0pt; margin-bottom: 5px;\" align=\"center\"><em><span style=\"font-family: Arial;\">Tratto  dall&#8217;inserto di Repubblica, segnalo  il seguente articolo  condividendone gran parte dell&#8217;analisi.<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left; margin-top: 0pt; margin-bottom: 5px;\" align=\"center\"><em><span style=\"font-family: Arial;\">Enzo  Rosario Magaldi<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;\" align=\"center\"><strong><em><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: medium;\">La parabola della X<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: center; margin-top: 6px; margin-bottom: 12px;\" align=\"center\"><strong><em><span style=\"font-family: Arial;\">di Raffaele Panizza<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; text-decoration: underline;\"> CAMBIAMENTI: Cinica, infantile, autoriferita: la  generazione dei trentenni  sembrava predestinata a cambiare il mondo a  colpi di Internet. Fino a ieri.  Perch\u00e9 oggi \u00e8 l\u2019ora dei <em>thirtysomething<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%; text-decoration: underline;\"><span style=\"font-family: Arial;\"> &#8220;Il futuro, ormai, \u00e8 in mano ai  tredicenni. Gli unici nati gi\u00e0 con il sistema  operativo giusto per  affrontare quello che gli altri hanno faticato anche solo  ad  avvicinare.&#8221;<\/span><\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-family: Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Lo strazio \u00e8 finito: la   Generazione X &#8211; quella autodescrittasi con paranoica costanza come  cinica,  infantile, relativista, pavida, arrotolata su se tessa,  indecisa, spaventata e  sinceramente oltremodo grafomane volge  finalmente al tramonto. Non ha pi\u00f9  energie. Non spinge pi\u00f9: se non un  ingombrante passeggino in stile  trekking-fuoristrada che occupa gran  parte del marciapiede dove gli altri, e  questa \u00e8 soltanto per caso una  riuscita metafora, scalpitano per avere campo  libero. Sia di monito per  tutti il quartiere di Park Slope, a Brooklyn, culla di  scrittori  (Jonathan Lethem, Rick Moody, Christopher Sorrentino, Jumpa Lahiri,   Jonathan Safran Foer, Nicole Krauss) che hanno tracciato pagine  memorabili su  questi ultimi decenni di cultura pop: divenuto un\u2019enclave  middle class, \u00e8 stato  ribattezzato dagli ultimi abitanti single della  zona \u201cstrollersmania\u201d, a causa  dell\u2019insopportabile congestionamento  provocato da goffi padri a spasso coi  relativi bambini, nei pomeriggi  di sole.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Insomma: la X si estingue.  E  non soltanto perch\u00e9 i suoi esponenti pi\u00f9 precoci, quelli nati  all\u2019inizio degli  anni Sessanta, sono ormai totalmente assorbiti dal  tentativo di salvare il loro  secondo matrimonio (secondo l\u2019Istat,  l\u2019unica forma di unione formalizzata che  faccia segnare in Italia un  trend crescente), dopo aver dichiarato solennemente  davanti a una  platea di vecchi amici divorziati che mai e poi mai nessuno al  mondo  avrebbe messo loro di nuovo le manette.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">E  non \u00e8 neppure perch\u00e9 i  trentenni, per quanto siano gli unici ancora in  grado di esibirsi in energici  colpi di coda, sembrano impegnati pi\u00f9  che altro a inventarsi lavori <em>Internet  based<\/em> cercando risposte a  interrogativi che sanno sinceramente di ultima  spiaggia. Tra i pi\u00f9  diffusi, dopo essere stati sommersi da pubblicit\u00e0 di laptop  wi-fi con  gente in cravatta e calzoncini che lavora seduta a picco su una   scogliera, c\u2019\u00e8 questo: come diavolo faccio a guadagnare un milione di  euro in un  solo anno, e possibilmente senza muovermi da casa? (Un  giovane inglese ha avuto  l\u2019illuminazione: si \u00e8 messo a vendere spazi  pubblicitari online, della grandezza  di un pixel, a 1 dollaro ciascuno:  ne ha guadagnati 800 mila in un battibaleno e  si \u00e8 beccato del genio  da quelli del Guardian).<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Ah, la new economy. A   qualcuno era sembrata davvero la salvezza. Ma non \u00e8 certo un caso che la   parabola degli Xgeners sia stata aperta e chiusa dalla stessa persona e  proprio  su questi stessi argomenti: lo scrittore canadese Douglas  Coupland, uno capace  di azzardare profezie che poi, immancabilmente, si  autorealizzano. Nel suo libro  del 1991 intitolato proprio Generation  X, descrivendo un gruppo di tre amici \u00absovraistruiti  e sottoccupati\u00bb  che per reagire a un mondo ipercommercializzato e  all\u2019angosciante  minaccia della crisi economica decidedeva di trasferirsi nel  deserto  della California, faceva fluire una volta per tutte questo termine nelle   vene pulsanti del mondo pre-internettaro (anche se in assoluto la  definizione  era stata creata dalla giornalista inglese Jane Deverson in  un\u2019inchiesta sulla  giovent\u00f9 britannica pubblicata nel 1964). Mentre  con il suo ultimo romanzo,  intitolato Jpod, descriveva proprio una non  meglio precisata societ\u00e0 della new  economy impegnata nella  realizzazione di videogame, dove alcuni scazzati  creativi, dopo essersi  illusi di sfuggire al destino triste dei loro genitori  imparando un  lavoro tecnologico e libertario, finivano invece n un tritacarne di   pixel che avrebbe fatto orrore anche a un operaio della Ford.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Ecco che fine fanno quelli  della generazione X: obbligati a  vivere in un mondo nuovo, dotati per\u00f2 di un  cervello vecchio,  diventano servi della gleba di un latifondo virtuale. Sempre  l\u00ec a  lamentarsi di essere stati catapultati in un\u2019epoca che richiede  molteplici  competenze, spirito d\u2019adattamento e flessibilit\u00e0, con la  costante coltivazione  di aneliti paranoici sulla possibilit\u00e0 di mollare  tutto e aprire una gelateria  in qualche angolo del Costarica. Succede  ancora oggi, a ogni festa, a ogni cena.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Altro  che X generation:  questa \u00e8 stata la Whining generation, la generazione  lamentosa, che come tutti i  bambini viziati non ha mai fatto altro che  parlare di s\u00e9. Basta buttare un  occhio alle sue colonne sonore: My  generation, degli Who, e Yourgeneration, di  una band guarda caso  chiamata proprio Generation X e guidata da Billy ldol, che  non faceva  altro che scrivere canzoni per giovani e sui giovani come WiId youth,   oppure Youth Youth Youth. Anche se i veri ma\u00eetre \u00e0 penser di questo  spicchio di  secolo sono gli Oasis dei fratelli Noel e Liam Gallagher,  che con britannica  sintesi hanno pubblicato nel 1994 un album  imprimendo contemporaneamente  nell\u2019acciaio la risposta che ciascun  insicuro appartenente alla generazione X  vorrebbe dare a qualsiasi  domanda troppo diretta relativa alle sue scelte umane  e professionali:  Definitely maybe. Assolutamente forse.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Lo  stesso Coupland \u2022 classe  1961, \u00e8 il tipico prodotto di questa  generazione sommersa d\u00ec informazioni senza  essere dotata degli  strumenti biologici adatti a sedimentarli in un giusto e  sano livello  di superficialit\u00e0. Basti pensare che per anni, per uno strano  tamtam su  internet, tutti si sono convinti che l\u2019autore vivesse in Scozia   dilettandosi col collezionismo di meteoriti. Niente di pi\u00f9 falso.  Coupland vive  a Vancouver, colleziona arte e sponsorizza e fa fund  raising per fondazioni  artistiche, operazioni per le quali si presta  sovente come testimonial di una  nota marca di vodka. Circostanza per la  quale non manca mai di giustificarsi,  sottolineando i motivi nobili  del suo prezzolamento: e questa moralit\u00e0 pelosa,  coccodrillosa, per  esempio, \u00e8 tipica della generation X. Fatto sta che a furia  di  sentirselo dire, e incapace a causa di un\u2019educazione accademica e  polverosa  di prendere le nozioni e le suggestioni con la dovuta non  partecipazione, alla  fine si \u00e8 messo a collezionare meteoriti  veramente.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Ma al di l\u00e0 delle   considerazioni pi\u00f9 ciniche, bisogna ammettere che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 di un valido  motivo  anagrafico (se \u00e8 vero che la generazione X parte con la classe  1961 e arriva  quasi fino al 1978, c\u2019\u00e8 qualcuno che sta iniziando a  scollinare pericolosamente  verso i cinquant\u2019anni) e pi\u00f9 di una  sfortunata contingenza economica a  determinare il fatto che i figli dei  figli del baby boom smetteranno presto di  avere la bench\u00e9 minima  influenza sulla cultura contemporanea (salvo arroccarsi  in qualche  posizione di potere). Persino la generazione successiva, quella   chiamata Generazione Y, Net generation, Millennials, Echo boomers,  iGeneration,  Second baby boom, Google generation, MySpace generation,  MyPod generation,  Generation next, Nintendo generation, Me generation  and Cynical generation non  ha fatto la differenza: l\u2019una e l\u2019altra si  sono fuse insieme, come il metallo  delle Twin towers l\u201911 settembre.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Il fatto vero \u00e8 un altro: il  mondo, ormai, \u00e8 in mano ai  tredicenni, gli unici nati gi\u00e0 con il sistema  operativo giusto per  affrontare quello che gli altri hanno arrancato per  agganciare. I  thirtysomething ci hanno creduto, \u00e8 vero, scaricando musica e  video  alla velocit\u00e0 di 56k. Ma la sensazione \u00e8 che non c\u2019\u00e8 nessuno che eriger\u00e0   mai monumenti ai pionieri. Come del resto nessuno si chiede pi\u00f9 cosa  serva e  cosa desideri chi \u00e8 arrivato prima. Il prossimo giugno a New  York si terr\u00e0  l\u2019ennesima edizione di What teen want, il conclave  internazionale di esperti di  marketing che si scervellano per capire  come diavolo fare a vendere prodotti  alla generazione nata nel 1992.  Infilarsi nei blog? Produrre sneaker sempre pi\u00f9  personalizzate?  Giornali di moda che aiutino il passaggio diretto dai fumetti  Winx club  a Velvet? Come diamine si parla a questa gente che si \u00e8 persa lo   scoppio della guerra nell\u2019ex Jugoslavia, che ha perso l\u2019inizio di  Tangentopoli,  l\u2019attentato a Falcone e Borsellino, persino il discorso  dell\u2019allora presidente  della Re pubblica Oscar Luigi Scalfaro a reti  unificate che diceva \u00abIo non ci  sto!\u00bb?<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Gente  che dopo aver fatto 7  ore ininterrotte di snowboard , essersi  costruita i salti con una paletta  retrattile infilata nello zaino, ti  dimostra la propria amicizia offrendoti una  barretta energetica in  gelatina (un Carb-BOOM al gusto banana- cannella, per la  precisione).  Ecco lo stacco generazionale: mentre gli X boys hanno dato vita a   Slowfood, e hanno fomentato tutte le paranoie ecologiche possibili quali  sfogo  postumo alle tossine accumulate col millenarismo della Guerra  fredda, i  ragazzini crescono sotto il motto del superfood, secondo una  capacit\u00e0 innata di  accettare con distacco i dati di fatto, adoperare  con apparente amoralit\u00e0 gli  strumenti che il mondo mette a  disposizione, e agire di conseguenza. La  pubblicit\u00e0 bombarda con  messaggi sessuali? E noi saremo sempre pi\u00f9 sexy, faremo  l\u2019amore sempre  prima, e leggeremo libri per ragazzi come Il chiodo fisso, di  Burgess  Melvin, un teenbook dello stesso autore di BiIly Elliot con tanti   preservativi colorati in copertina. Et\u00e0 di lettura consigliata: 14 anni.  E  mentre ancora si discute di trib\u00f9, loro hanno capito che la sintesi   dell\u2019indifferenza \u00e8 l\u2019arma vincente. Funzionano i My chemical romance,  ad  esempio, o i The Rakes, mirabili creature mitologiche met\u00e0 Sex  Pistols e met\u00e0  Louis Miguel.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Sono cresciuti in regime  di  multitasking e multi-dadding. Mica come gli Xgeners, venuti su con  madri  abbandonate che hanno sacrificato tutto ai figli facendoli  crescere con strane  paranole relative al sesso e alla possibilit\u00e0 di  santificazione del corpo  mortale. Vedere donne finanziariamente non  autosufficienti \u00e8 il primo pa sso per  creare ragazzini squilibrati . E  questo, forse, accadr\u00e0 sempre meno.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Arial;\">E  poi. Quella dei  trenta-quarantenni \u00e8 stata la generazione show off:  comprare molto, per  mostrarsi molto. Per loro invece comprare non  significa mostrare, ma fare delle  cose precise con gli oggetti che si  sono presi. Una gonnellina cortissima, ad  esempio, \u00e8 richiamo sessuale,  che cerca una risposta subito. Idem le mutande che  escono dai  pantaloni, e le polo Xxs. In questo senso, i vescovi anglicani ci  sono  rimasti male quando hanno scoperto che i tredicenni non hanno alcuna   familiarit\u00e0 con il concetto di \u201cpeccato\u201d. E infine, il lavoro: Marco  Tomatis,  che con Loredana Frescura scrive libri per ragazzi oltre a  insegnare in una  scuola media (in uscita il loro ultimo Un anno dopo,  l\u2019amore, Fanucci editore),  racconta che quando si parla del futuro  professionale, i ragazzini rispondono  cos\u00ec: spero di poter vivere in  uno stato d\u00ec \u00abdisoccupazione felice\u00bb. Questo s\u00ec  che \u00e8 spirito di  adattamento. Questo s\u00ec che \u00e8 un hardware pronto a essere  craccato e  trasformato in una macchina meravigliosa. Anche il sogno dei Xeners  era  lo stesso. Ma loro non hanno avuto il coraggio di spingere il loro   nichilismo fino in fondo, e l\u2019hanno soltanto sfiorato.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto dall&#8217;inserto di Repubblica, segnalo il seguente articolo condividendone gran parte dell&#8217;analisi. Enzo Rosario Magaldi La parabola della X di Raffaele Panizza CAMBIAMENTI: Cinica, infantile, autoriferita: la generazione dei trentenni sembrava predestinata a cambiare il mondo a colpi di Internet. Fino a ieri. 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