{"id":96,"date":"2010-06-17T13:13:00","date_gmt":"2010-06-17T11:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/cms2\/2010\/06\/17\/riflessioni-sul-sequestro-moro\/"},"modified":"2010-06-17T13:13:00","modified_gmt":"2010-06-17T11:13:00","slug":"riflessioni-sul-sequestro-moro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/cms2\/2010\/06\/17\/riflessioni-sul-sequestro-moro\/","title":{"rendered":"Riflessioni sul sequestro Moro"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Il 16 marzo si era in campagna  elettorale e non c\u2019era modo di  sottilizzare. Il 9 maggio aveva appena  giurato il governo, e non c\u2019era modo di  recriminare. Ora, per\u00f2, una  riflessione sul sequestro e l\u2019assassinio di Aldo  Moro sarebbe doverosa.  Non per scovare altri \u201cmisteri\u201d. Semmai per riconoscere  il termine <em>a  quo<\/em> del trentennale declino della Repubblica.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Il  sequestro di Moro, infatti, non \u00e8 materia da giallisti.  Non solo  perch\u00e9, come ha scritto Vladimiro Satta, \u201cil caso Moro \u00e8 di per s\u00e9 una   storia tragica e per esprimere quella grandezza che \u00e8 insita nelle  tragedie non  ha davvero bisogno di montature\u201d. Perch\u00e9 non ha bisogno di  montature neanche per  essere letto come tragedia politica. Non c\u2019\u00e8  bisogno, cio\u00e8, di rovistare nei  retroscena per seguire la trama  politica che allora\u00a0 fu messa in scena, e che  ora Giovanni Moro ha  definito \u201cstrategia della non decisione\u201d. Una strategia  inevitabilmente  implicita, e quindi coperta dalle pi\u00f9 diverse retoriche, da  quella  della legalit\u00e0 a quella del <em>pro patria mori<\/em>, appena aggiornata  con  riferimenti all\u2019epopea resistenziale. Ma comunque una strategia  perseguita con  determinazione, tanto da non essere scalfita neanche  dalla testimonianza di chi,  come Giuliano Vassalli, condusse la sua  battaglia per la salvezza di Moro sia  con la dottrina del giurista  rigoroso che con l\u2019esperienza del partigiano che  dopo aver resistito  nella prigione di via Tasso aveva trattato per il rilascio  di Saragat e  Pertini. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Nell\u2019immediato  questa strategia signific\u00f2 abbandonare Moro al  suo destino, ma in  prospettiva al suo destino abbandon\u00f2 anche il sistema  politico, se \u00e8  vero che nei comportamenti delle forze politiche durante quei   cinquantacinque giorni si possono ben cogliere i primi e determinanti  segni di  una resa della politica, l\u2019inizio di quella grande slavina che  sarebbe poi  precipitata a valle nei primi anni \u201890. Che poi la slavina  abbia travolto per  primo l\u2019unico uomo politico che allora aveva  cantato fuori dal coro \u00e8 un  dettaglio: come si vede in questi giorni,  la storia non paga il sabato. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Allora le forze politiche rinunciarono a dialogare con  Moro  (a \u201cdialettizzarsi\u201d con lui, come aveva suggerito Curcio), non  considerando che  nelle sue lettere (in quelle lettere che trent\u2019anni fa  per molti non erano  \u201csue\u201d, ed alle quali ora si dedica addirittura  un\u2019edizione critica) c\u2019era non  solo l\u2019indicazione di un itinerario  ragionevole per la soluzione della crisi  contingente, ma \u201cuno dei  documenti pi\u00f9 drammatici e importanti della storia  della Repubblica\u201d,  come ha scritto di recente Piero Craveri.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Craveri, che definisce la  \u201cfermezza\u201d della DC espressione di  \u201csuperficiale ignavia\u201d, osserva che  nel decennio successivo al \u201cparricidio  rituale\u201d di Moro il gruppo  dirigente democristiano non avrebbe \u201critrovato pi\u00f9 la  ragione profonda  della propria identit\u00e0\u201d ed avrebbe dimostrato che \u201csenza Moro  era  costituito politicamente da nessuno\u201d. Trent\u2019anni dopo \u00e8 difficile dargli   torto. Cos\u00ec come \u00e8 difficile sottovalutare la nota del 2 aprile 1978  di Tat\u00f2 per  Berlinguer, che nel comprensibile intento di distinguere  dal drammatico processo  realmente messo in piedi dalle BR i virtuali  \u201cprocessi alla DC\u201d tante volte  evocati dalla propaganda comunista  sosteneva che \u201cla DC non va messa sotto  processo, ma va stretta  politicamente per spostarla in avanti, per dislocarla,  per farla  cambiare\u201d, con vere e proprie purghe nei confronti delle correnti   democristiane di destra e dei responsabili della \u201csvendita della  sovranit\u00e0  nazionale\u201c.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Il trentennale del sequestro e dell\u2019assassinio di Moro si \u00e8   mescolato non sempre felicemente col quarantennale della contestazione   giovanile. Nessuno, fra l\u2019altro, si \u00e8 chiesto come mai in Italia il  Sessantotto  \u00e8 durato dieci anni. Anche in questo caso per capirlo serve  \u201cdialettizzarsi\u201d con  Moro. Con un uomo politico, cio\u00e8, che del  Sessantotto aveva intuito la  dimensione epocale, ma che aveva evitato  di lisciare il pelo alla sua dimensione  effimera. Al contrario di  quello che avevano fatto le forze che poi non furono  in grado di  salvarlo dal prevedibile epilogo di un decennio durante il quale  esse  avevano largamente abdicato al pieno esercizio della responsabilit\u00e0   politica e si erano limitate ad alternare carota e bastone nel rapporto  col  movimento dei giovani. Per cui il pericolo della  sudamericanizzazione da esse  paventato nel \u201978 per giustificare la  \u201cfermezza\u201d pu\u00f2 ben essere considerato, se  non proprio una profezia che  si autoadempie, un esito largamente condizionato  dalle omissioni di cui  era stato punteggiato il decennio precedente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">La vulgata vuole che la  \u201cfermezza\u201d abbia comunque sconfitto  il terrorismo. Ancora due anni dopo  quel 9 maggio, per\u00f2, l\u2019<em>appeal<\/em> del  partito armato era tale da  indurre giovanotti della Milano bene ad assassinare  Walter Tobagi per  sostenere una sorta di esame d\u2019ammissione alle BR. Meglio  quindi  riconoscere che il terrorismo venne sconfitto molto dopo, grazie a  quella  specie di trattativa di massa ed a quel gigantesco scambio di  prigionieri che  seguirono ad una legislazione premiale che produsse uno  strappo al principio  dell\u2019uguaglianza dei cittadini davanti alla legge  ben pi\u00f9 grave di quello che si  sarebbe determinato \u201cse, una volta  tanto, un innocente sopravvive e, a compenso,  altra persona va, invece  che in prigione, in esilio\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Allora, come si \u00e8 detto, si fece spreco di ossequi al   \u201cprincipio di legalit\u00e0\u201d. Ma proprio Moro, nella sua prima lettera a  Cossiga,  aveva smontato da fine giurista la correttezza di quel  riferimento, ed aveva  evocato in controluce il principio della ragion  di Stato. Chi sa che Cossiga non  pensasse anche a questo quando, nel  profetico messaggio alle Camere del 1991,  pavent\u00f2 l\u2019avvento di \u201cun  comune sentimento di non accettazione dei principi di  legittimit\u00e0 che  prima ancora di quelli di legalit\u00e0 sono il fondamento reale   dell\u2019osservanza della legge e dell\u2019autorit\u00e0 dello Stato\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Anni dopo, del resto, la  distinzione fra legittimit\u00e0 e  legalit\u00e0 non sfugg\u00ec a un altro giurista  rigoroso come Franco Cordero, che sulla <em>Repubblica<\/em> dell\u201911  ottobre 2003 demol\u00ec da par suo le ragioni del fronte  legalitario.  Innanzitutto contest\u00f2 \u201cla colpa dello Stato nell\u2019avvenimento che   insanguina via Fani\u201d, perch\u00e9 era responsabilit\u00e0 dello Stato proteggere  Moro, e  \u201cquanto male vi provvedessero i responsabili consta  dall\u2019assurda strage\u201d. Neg\u00f2  la logica degli atti successivi delle  autorit\u00e0, che fecero sorgere \u201cil dubbio  che non lo cerchino\u201d mentre era  evidente che, se \u201cnon l\u2019hanno protetto\u201d e ora  \u201csta in mano ai  sequestratori\u201d, logica vuole che \u201clo salvino\u201d. Accus\u00f2 di \u201c<em>ignorantia   elenchi<\/em>\u201d quanti, per negare alle BR un \u201criconoscimento politico\u201d  che esse  non avevano richiesto, negarono invece lo scambio di  prigionieri che esse  avevano richiesto. Ricord\u00f2 che Giulio Cesare,  quando viene rapito, paga il  riscatto e poi \u201carma una piccola flotta,  insegue i rapitori, li cattura e  impicca\u201d. Deplor\u00f2 \u201ci santoni\u201d che Moro  \u201clo seppelliscono vivo\u201d per fare \u201cgli  eroi sulla pelle altrui\u201d. Neg\u00f2  il macabro teorema per cui Moro doveva \u201cmorire  perch\u00e9 sono morti  cinque\u201d, dal momento che i cinque \u201cavevano un compito,  difenderlo dalle  aggressioni; non era comoda sinecura; sia colpa loro o dei loro   superiori, non l\u2019hanno adempiuto; riposino in pace; salvate lui,  piuttosto\u201d.  Infine contest\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 politica di esigere un  rilascio \u201csenza  condizioni\u201d, questo s\u00ec occasione per le BR di \u201cenorme  prestigio\u201d, perch\u00e9 \u201cuna  mossa da signori benevoli vale pi\u00f9 di ogni  riscatto\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">Quella  mossa, come \u00e8 noto, i brigatisti non seppero e non  vollero farla perch\u00e9  non erano signori benevoli e non erano neanche politici  intelligenti.  Ma i signori benevoli e i politici intelligenti scarseggiarono  anche  sul versante dello Stato. Fino all\u2019esito catastrofico cui sempre si  giunge  quando si scontrano due opposte e simmetriche impotenze.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin-right: 4.9pt;\"><span style=\"font-family: Arial;\">09 maggio 2008<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 marzo si era in campagna elettorale e non c\u2019era modo di sottilizzare. Il 9 maggio aveva appena giurato il governo, e non c\u2019era modo di recriminare. Ora, per\u00f2, una riflessione sul sequestro e l\u2019assassinio di Aldo Moro sarebbe doverosa. Non per scovare altri \u201cmisteri\u201d. 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