LA SCALTRA ABILITA’ DI ANDY BURNHAM: Tra Brexit e UE

L’ astuzia e la capacità di adattamento son da sempre doti
dell’Uomo politico, ben prima della teorizzazione di Nicolo
Machiavelli, ma nell’attuale contesto di rapido mutamento
degli scenari internazionali, i leaders dei Paesi europei son
attratti più da tattiche stagionali, che da visioni strategiche di
largo respiro. Ebbene il Primo ministro del Regno Unito ne
costituisce riprova lampante.
E’ trascorso poco più di un bimestre dall’insediamento a
Downing street in data 20.07.26, da quando al momento
del passaggio delle consegne dal predecessore
dimissionario Keir Starmer, Andy Burnham – leader laburista
56 enne, ex Sindaco di Manchester – per segnare la linea di
continuità, aveva assicurato che i due capisaldi della politica
estera restavano immutati (conferma della Brexit; impegno
strenuo a fianco dell’Ucraina nel conflitto con la Russia), che
il neoPremier britannico ha aperto il fronte di una possibile
rimeditazione dell’inopinata scelta dello scorso decennio: la
BREXIT.
A chiusura del congresso laburista di Liverpool, il Premier
ha rilasciato un’intervista alla BBC, affermando che “ la
Brexit ci ha fatto più male che bene….tutte le opzioni sono
sul tavolo”, inclusa quella del revirement.
Il Premier ovviamente ha precisato che la discussione dovrà
essere ampia, valutando spregiudicatamente i pro e i
contro, col coinvolgimento di tutti gli attori socio-politici, e

che comunque sarà imprescindibile il consenso
dell’opinione pubblica.
Seppur non abbia preannunciato la scelta, ma rivolto urbi et
orbi – pure in direzione di Bruxelles, oltrechè di Scozia e
Galles – un invito a discuterne, comunque il sasso nello
stagno è lanciato; nessun primo Ministro UK aveva avuto
l’ardire di archiviare la stagione delle scelte dei Governi
conservatori di David Cameron (2010-16) e Boris Johnson
(2019-2022)
Burham ha dimostrato una dose ragguardevole di realismo
politico e capacità di assestamento del programma
governativo, tanto da guadagnarsi l’ammirazione di Bill
Emmont, ex direttore dell’Economist, che gli ha riconosciuto
una scaltrezza in quanto “è una proposta per il futuro, non
per l’oggi”, su argomento ancora percepito come divisivo.
Come ben noto, a seguito del referendum indetto il 23
giugno 2016. L’UK decide con la percentuale del 51.9% dei
votanti, la fuoriuscita dall’Unione europea, dopochè dal
1973 aveva fatto ingresso nell’allora Comunità economica
europea. I negoziati sulla Brexit si sono protratti per 3 anni,
sicchè il 31.1.20 il Regno Unito lasciò formalmente l’UE,
assecondando un periodo di transizione durato sino al
31.12.20.
L’applicazione delle regole del Mercato unico e dell’Unione
doganale cessò definitivamente con decorrenza dal
01.01.21, mentre occorre evidenziare come i cittadini di Sua
Maestà non avevano mai adottato l’Euro, mantenendo la
sterlina britannica quale propria valuta ufficiale. Infatti il
Primo ministro Gordon Brown, ben prima che si
materializzasse la Brexit, aveva negoziato con Bruxelles

un opt-out dal Trattato di Maastricht per evitare che la divisa
eurozona sostituisse quella nazionale.
La notizia promanante da Londra ha trovato commenti
calorosi se non entusiastici: tra i primi quelli del Presidente
francese Emmanuel Macron e del Premier spagnolo Pedro
Sanchez. Invece i commentatori più cauti hanno osservato
che se la dichiarazione di Burnham chiude il decennio
passato (2016-26) di chiusura all’UE, per una effettiva
sterilizzazione della Brexit i tempi si preannunciano
altrettanto lunghi ed il cammino impervio.
Infatti, da una parte il Regno Unito è a capo del
Commonwealth of Nations, una organizzazione
comprendente 56 paesi (i principali Canada, Australia, India,
Sudafrica, nuova zelanda, Nigeria, etc), dall’altra la società
britannica è percorsa, al pari dei principali Paesi dell’Europa
continentale, da formazioni sovraniste di estrema destra,
quale quella di Nigel Paul Farrage . Sebbene Egli abbia
strenuamente sostenuto la Brexit, dicendo che sarebbe
stata un grande beneficio per il Regno Unito, dal 2023 ha
ammesso che essa sia stata un fallimento ma non per il
progetto in sé, ma per come è stato gestita male dal Partito
conservatore, incapace di trarne i benefici economici.
In definitiva il progetto ambizioso di ridiscutere i rapporti del
Regno Unito con l’UE è stato additato all’opinione pubblica,
ma i termini e l’approvazione restano tutti da definire.

Jacoposevero  Bartolomei
Roma, 2 ottobre 2026 SS.AA.CC.

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