NUOVA TEGOLA SULL’IMPERVIO CAMMINO DELLECORNU II : La Visita del Guardasigilli G. DARMIN a N.SARKOZY alla “Maison d’Arret de la Santè”di Jacopo-Severo Francesco Bartolomei

Jacopo-Severo Francesco Bartolomei
Come le storie dell’epopea nazionale USA, iniziavano con la locuzione
“Once upon a Time in the West”, il sintagma ricorrente negli ultimi mesi
della vita pubblica della Repubblica transalpina può ben individuarsi in “Il y
a toujours une Premiere fois dans la vie”.
Infatti l’attuale Primo Ministro Sebastien Lecornu, alla guida del 48 governo della
Quinta Repubblica, non solo è il nono designato dal Presidente Emmanuel
Macron, ma il Primo a succedere a se stesso nell’arco di 36 ore, segnale
inequivocabile della instabilità governativa e della frammentazione quadro
politico-partitico.
Da rimarcare che il giovane Lecornu I era subentrato a Francois Bayrou, Politico
di lungo, rimasto in carica da dicembre 24 a settembre 2025, il quale Primo
ministro per la prima volta durante l’esistenza della “Vé Republique” ha
rassegnato le dimissioni dopochè l’Assemblea Nazionale “a refusé la confiance
au gouvernement sur une declaration de politique générale”, in modo tale da
decretare non solo la fine del governo, ma pure indirizzare un segnale
inequivocabile all’Inquilino dell’Eliseo sulla necessità di un cambio di passo.
Per la prima volta fresco di nomina un governo francesde, il Lecornu II, ha
affrontato una mozione di censura durante la settimana dell’insediamento e l’ha
superata con margine molto risicato, appena 18 voti di differenza, quando sulla
carta avrebbe dovuto disporne del doppio; come se non bastasse l’opinione
pubblica nazionale è ancora frastornata e disorientata dal furto dei gioielli al
Museo del Louvre e agli straschichi di polemica.
Orbene, il 31 ottobre 25 si è appreso che il Ministro della Giustizia, Gérald
Darmain ha fatto visita istituzionale all’ex presidente Nicolas Sarkozy nel carcere
parigino della SANTE’ – prigione inagurata il 20.8.1867, nel quartiere di
Montparnasse (XIV arrondissement), conosciuta dai parigini quale “Maison
d’Arret de la Santè”, allocata sul sito dell’antico “marchè du carbon” .
Sarkozy è stato tratto in arresto, prelevato dalla sua dimora dove convive con
m.me Carla Bruni, martedi 21 ottobre 25, condannato per aver promosso e
partecipato ad una associazione a delinquere finalizzata a lucrare dalla Libia di
Gheddafi illeciti finanziamenti a supporto della propria campagna elettorale
presidenziale del 2007; accusa di assoluta rilevanza nazionale e internazionale.
Dapprima dimostra che anche Democrazie liberali, non solo regimi autocratici
quali la Russia di Putin, presentano fenomeni di inquinamento della formazione e
raccolta del consenso al momento elettorale. Poi perché getta un ombra sinistra
ed un marchio indelebile di scaltro doppiogiochismo sul Personaggio Sarkosy,
che si permise il sorrisetto ironico rivolto alla cancelliera Merkel a proposito
dell’impegno di risanamento conti pubblici, in linea con i stringenti parametri
europei, che il governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi si era detto
disposto ad assumersi.
In questo contesto politico-costituzionale in fibrillazione, la visita del Guardasigilli
all’ex presidente N. Sarkozy in carcere, risulta quanto a modalità e tempistica
francamente inopportuna. Qui non si intende certo metter in discussione la
facoltà del titolare del Dicastero ubicato al HOTEL DE BOURVALLAIS, a Place
Vendome 13 ( I arrondissement), di far visita a qualsiasi detenuto di ogni
penitenziario francese e anche di sincerarsi sulle condizioni della detenzione; a
maggior ragione può informarsi e far sorvegliare le condizioni di un ex Presidente
della Repubblica-
Il nucleo del problema politico-istituzionale e di costume politico è altro.
Alla vigilia dell’incarcerazione di Sarkozy, non solo l’interessato si era intrattenuto
in mattina del 21 ottobre col Presidente Macron (sic!), bensì Gerald Darmain
nella dichiarazione rilasciata il giorno prima a “France Inter”, da un lato aveva
espresso profonda tristezza per la sorte processuale di Sarkozy, dall’altro lato
aveva preannunciato che non avrebbe lesinato tempo per verificare
personalmente lo stato della sua detenzione. Fin qui tutto legittimo e doveroso,
ma occorre aggiungere che nell’occasione il Guardasigilli non nascose
apprezzamenti e sentimenti personali, dicendo: “Lo conosco da tempo, sono
stato suo collaboratore per diversi anni, non posso rimanere insensibile di fronte
alla sua sofferenza umana”.
Puntualizziamo che il Ministro della Giustizia non è un magistrato, né giudicante
né requirente, né tantomeno giudice d’appello o di ultima istanza; la sua funzione
non è decidere o influenzare le sorti processuali del procedimento a carico di un
dato imputato, bensì garantire il buon funzionamento e l’imparzialità del sistema
giudiziario nel complesso, tra cui a pieno titolo rientra l’amministrazione
penitenziaria.
Se quindi il Guardasigilli ha pieno diritto a far visita a qualsiasi detenuto e a
qualsiasi carcere, a maggior ragione può esercitare tali, legittime prerogative in
riferimento al caso eccezionale della Reclusione di ex Capo dello Stato.
E’ LA PRIMA VOLTA CHE UN EXPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE
FINISCE DIETRO LE SBARRE; ED E’ SEMPRE LA PRIMA VOLTA CHE UN
GUARDASIGILLI LO VISITA A NEMMENO 10 gg DALLA CARCERAZIONE!
Siffatto comportamento di Darmain ha scatenato una virulenta ondata di
polemiche e una divergenza profonda di diverasità di sensibilità ed approccio alla
questione all’interno sia della Magistratura che dell’Avvocutura.
Il Procuratore capo della Repubblica e l’Unione sindacale dei magistrati francesi
(USM), azvevano sin dalla scorsa settimana diffidato il solerte Guardasigilli al
visitare di persona Sarkozy, spiegando che simile gesto arreca “discredito alla
pronuncia del giudici” e inizia a far dubitare della sua imparzialità.
Un collettivo di avvocati ha presentato, a tambur battente, una denuncia alla
Corte di Giustizia della Repubblica (CJR), ipotizzando “conflitto di interesse”
nonché “interferenza illecita” in una vicenda giudiziaria ancora aperta e dai
risvolti mediatici scontati.
Alcuni deputati e leaders politici, hanno messo in dubbio la imparzialità e la
mancanza di distacco obiettivo del Guardasigilli al pari del segretario del Partito
socialista Olivier Faurè o, ancor in maniera più marcata, il deputato appartenente
al gruppo di opposizione “ France insoumise” (Leader Jean.Luc Melenchon); il
primo ha parlato di “pressione indebita” sul sistema giudiziario e il secondo di
“favoritismo fuori luogo”.
Coloro che intendono contrastare i detrattori, mettono in risalto che in realtà
Nicolas Sarkozy non ha ricevuto alcun beneficio procedurale, né chicchessia ha
sinora esercitato interferenze sulla Corte di Appello, chiamata a pronunciarsi il
prossimo marzo 2026. Tuttavia l’intera polemica e le contrapposte versioni
dell’accaduto, dimenticano che a livello di comportamenti e prassi tenuti da figure
apicali dell’ordinamento statuale non hanno rilevanza solo i fatti che integrano gli
estremi di fattispecie illecite, ma anche e specialmente i comportamenti (le
coutume politique), ricadenti nella sfera della mera opportunità, in quanto giudici
in senso lato e i Ministri della Giustizia, chiamati ad esercitare rispettivamente
funzioni così delicate, non devono solo essere ma pure apparire imparziali.
Si può convenire che Darmain abbia agito nel rispetto dei limiti imposti dalle leggi
vigenti e dal principio fondamentale di separazione dei poteri, in quanto non ha
rivolto commenti alla sentenza né ha criticato i magistrati che si sono occupati
del caso. Dalla sua parte ha il dato oggettivo che la detenzione è stata disposta
in virtù di sentenza di condanna di primo grado, quindi inidonea a scalfire la
presunzione d’innocenza di ogni imputato. Né può incolparsi il Ministro di non
aver rinnegato, nonostante la malcapitata sopravvenienza, la pregressa amicizia
e collaborazione con l’ex Presidente Sarkozy.
L’unico rilevo fondato attiene alla tempestività della visita ed al fatto che la
meritoria facoltà di sorveglianza sulle condizioni psico.fisiche di detenzione,
specie dei cittadini o extracomunitari in attesa di pronunciamento definitivo, non
deve riservarsi alle “Eminenze grigie” del Regime, ma ad ogni cittadino
bisognoso che abbia problemi con la giustizia penale.
La civiltà di un ordinamento giuridico e di uno Stato nazionale non si misura con
le proposizioni enfatiche della Costituzione o dei Trattatati internazionali
sottoscritto, ma col rispetto della dignità di ogni singola persona umana, motivo
per cui siamo lieti che oltre l’avvenente Terza moglie ci siano alte istituzioni a
portare conforto al Sarkozy, ma di certo non può annoverarsi tra le priorità che il
Lecornu II deve affrontare per recuperare credibilità in periodo molto agitato e
problematico della vita pubblica del Paese finitimo, Culla dei Diritti Uomo.
Si ricordi il volenteroso 43enne Ministro della Giustizia – di alta formazione
giuridico-istituzionale nonchè fautore della laicità dello Stato- che nella vita come
nella Politica costituzionale, c’è sempre una Prima volta (Premiere Fois)!
Roma. 1 novembre 25 – Ognissanti
Jacopo-Severo Francesco Bartolomei – Collaboraboratore Roma

