Il Cantico delle Creature : ritrovare il senso di appartenenza.
Intervista alla dott.ssa Cinzia Cavallo, psicologa e psicoterapeuta Funzionale.
Nota editoriale: si precisa che le maiuscole presenti in alcune parole del testo non sono da considerare refusi, ma rispondono a una scelta terminologia e metodologica propria del Modello Funzionale, nel quale determinati concetti assumono uno specifico significato teorico e clinico.

Introduzione
Oggi incontriamo la dott.ssa Cinzia Cavallo, psicologa e psicoterapeuta Funzionale, divulgatrice e formatrice, per parlare di un testo che, a distanza di otto secoli, continua a parlarci in modo sorprendentemente attuale: il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.
L’ occasione è il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, una giornata che ci invita a riflettere sul rapporto tra la persona, la natura, gli altri ed il senso profondo dell’ appartenenza.
Il Cantico delle Creature, secondo la tradizione e le fonti storiche. , è collocato tra il 1224 e il 1225 e nasce dall’ esperienza di San Francesco presso San Damiano.
In un periodo particolarmente intenso della sua vita. È una preghiera di lode, nella quale San Francesco riconosce il sole, la luna, le stelle,il vento, l’ acqua,il fuoco e la terra come parte di una realtà alla quale l’ essere umano stesso appartiene.
Ma cosa può dirci oggi questo testo dal punto di vista psicologico?
Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Cinzia Cavallo.
– Dottoressa Cavallo, partiamo proprio dal Cantico delle Creature. Che cosa la colpisce maggiormente, da psicoterapeuta Funzionale, di questo testo?
Mi colpisce profondamente il modo in cui San Francesco descrive il rapporto tra la persona e ciò che la circonda.
Francesco parla al fratello sole, sorella luna, sorella acqua, fratello fuoco, sorella nostra madre terra
Non troviamo una persona separata dal mondo , ma una persona che si definisce parte di qualcosa.
Ed è proprio questa parola: appartenenza , che trovo particolarmente significativa anche dal punto di vista psicologico.
Il Cantico ci ricorda che non siamo esseri isolati: siamo persone continuamente in relazione con il nostro corpo, con gli altri , con l’ ambiente e con la natura
– Quindi possiamo parlare di una sorta di psicologia dell’ appartenenza?
Si, anche se naturalmente il Cantico nasce in un contesto spirituale e non psicologico.
Ma possiamo leggerlo oggi attraverso una prospettiva che mette al centro la persona nella sua globalità.
Nella Psicologa Funzionale consideriamo la persona nella sua interezza: corpo, emozioni, pensieri, respiro, movimento, sensazioni e relazioni, sono aspetti profondamente interconnessi.
La persona non è separata dall’ ambiente nel quale vive. Il corpo stesso ce lo dimostra continuamente. Respiriamo l’ aria dell’ ambiente in cui siamo, percepiamo la temperatura, la luce, i suoni, il nostro corpo reagisce agli spazi, alle persone,alle situazioni. Per questo possiamo dire che la persona è un organismo continuamente in relazione con ciò che la circonda.
– Lei parla spesso dell’ importanza del corpo.Che rapporto c’è tra il corpo e il senso di appartenenza?
È un rapporto molto stretto. L’ appartenenza non è soltanto qualcosa che pensiamo con la mente. A volte è qualcosa che il corpo sa prima ancora che noi riusciamo a dirlo.
Pensiamo a quando entriamo in un luogo nel quale ci sentiamo accolti: possiamo accorgerci che il respiro diventa più libero, che la muscolatura si rilassa, che possiamo finalmente “lasciar andare”.
Al contrario, quando ci sentiamo fuori posto, minacciati o non accolti, il corpo può irrigidirsi , il respiro può diventare più corto, possiamo sentirci maggiormente in allerta.
Per questo , nel lavoro psicoterapeutico , ascoltare il corpo significa anche ascoltare come una persona sta nella propria vita e nelle proprie relazioni.
– Quindi il corpo può dirci se ci sentiamo davvero a casa?
Esattamente. E non parlo solo della casa fisica. Possiamo sentirci a casa in un una relazione, in un gruppo, in un luogo, in una situazione, persino dentro noi stessi Sentirsi ” a casa” significa poter essere presenti senza dover continuamente controllare, trattenere o difendersi.
È la possibilità di respirare pienamente, di sentire ciò che proviamo , di esprimere un bisogno, di stare vicino a qualcuno senza perdere noi stessi.
Potremmo dire che il corpo racconta il nostro modo di appartenere.
– Nel Cantico la natura ha un ruolo centrale. Che cosa può insegnarci oggi il rapporto di San Francesco con la natura?
Credo che ci insegni innanzitutto a recuperare il contatto. Francesco non guarda la natura come qualcosa che semplicemente esiste fuori da lui. La riconosce come parte di una grande trama della quale anche lui fa parte.
Oggi viviamo spesso in una condizione di grande velocità. Siamo immersi in una condizione di grande velocità. Siamo immersi nelle richieste, nelle prestazioni, nelle informazioni. E rischiamo di perdere il contatto con ciò che accade dentro di noi. La natura può aiutarci a rallentare e a tornare all’ esperienza.
– In che senso?
Pensiamo a una cosa molto semplice. Possiamo camminare in un bosco pensando a mille cose, oppure possiamo fermarci a sentire il terreno sotto i piedi, ascoltare i suoni, percepire l’aria sulla pelle, osservare la luce.
Sono esperienze completamente diverse. Nel secondo caso stiamo tornando al presente,al corpo, alle sensazioni.
E questo può avere un valore importante per il nostro equilibrio.
Non significa che la natura ” cura” automaticamente ogni difficoltà psicologia, ma significa riconoscere che il nostro organismo è sensibile agli ambienti e alle esperienze che attraversiamo.
– Dottoressa oggi si parla molto di stress e di difficoltà a fermarsi. Il Cantico può aiutarci anche da questo punto di vista?
Può certamente offrirci uno spunto di riflessione.
Siamo spesso abituati a chiederci: ” quanto riesco a fare?
Forse dovremmo tornare qualche volta a chiederci : ” Come sto mentre faccio ?”
Sono due domande molto diverse. Possiamo essere estremamente efficienti e contemporaneamente, essere profondamente disconnessi da noi stessi.
Possiamo continuare a Funzionare anche quando il nostro corpo ci sta dicendo che abbiamo bisogno di fermarci.
Il problema è che spesso ci accorgiamo della stanchezza quando è già diventata molto intensa, della solitudine quando è diventata pesante, del bisogno di vicinanza quando ci siamo già chiusi molto.
– Quindi il ” contatto ” diventa una parola fondamentale?
Si, assolutamente: contatto con noi stessi, con il nostro corpo, con ciò che sentiamo, il contatto con gli altri, con la natura.
Sono tutte dimensioni che si influenzano reciprocamente.
E possiamo iniziare anche da domande molto semplici: come sto? Come sto respirando? Come sento nel corpo in questo momento? Di cosa ho bisogno? Dove mi sento accolto? Quali persone mi fanno sentire veramente me stesso?
Sono domande semplici, ma possono aiutarci a tornare dall’ astrazione all’ esperienza.
– C’è un altro elemento del Cantico che può essere letto attraverso la Psicologia Funzionale?
Si! Direi il tema dell’ integrazione. Nel Cantico incontriamo elementi diversi: il sole, la luna, il fuoco , la terra. Non sono isolati , ma appartengono a una stessa realtà.
Anche nella persona possiamo parlare di integrazione. Quando un corpo , emozioni, pensieri e relazioni possono dialogare tra loro , la persona può sperimentare una maggiore continuità e pienezza.
Quando invece siamo costretti a separare continuamente ciò che sentiamo da ciò che pensiamo, ciò che desideriamo da ciò che facciamo, il corpo può finire per esprimere ciò che non riusciamo più ad ascoltare.
Per questo considero così importante aiutare la persona a ritrovare un dialogo tra le diverse parti di Sé.
– Se dovesse lasciare ai lettori una sola domanda ispirata al Cantico, quale sarebbe?
Probabilmente questa: ” Quanto mi sento parte della mia vita? ” Non soltanto quanto riesco a fare. Non soltanto quanto sono produttivo. Non soltanto quanto riesco a controllare ciò che accade. Ma quanto riesco ad abitare realmente la mia vita.
Quanto sono in contatto con il mio corpo? Quanto ascolto ciò che sento? Quanto riesco a stare nelle relazioni sentendomi presente?
E soprattutto quanto sento di appartenere , anziché soltanto di dover funzionare?
– E allora , in conclusione, che cosa può dirci oggi di San Francesco?
Forse può ricordarci qualcosa di molto semplice e allo stesso tempo, molto profondo: non siamo soli e non siamo separati.
Siamo parte del nostro corpo, delle nostre relazioni, dei luoghi che abitiamo, della natura e della vita.
E forse il benessere comincia anche da qui: parte del nostro corpo, parte delle nostre relazioni, parte del mondo, parte della natura e forse anche parte di noi stessi.
Dopo otto secoli, il Cantico delle Creature, può ancora invitarci a rallentare,ad ascoltare e a riconoscere ciò che spesso la nostra quotidianità ci fa dimenticare: che la vita non è fatta soltanto di ciò che dobbiamo raggiungere, controllare o risolvere.
È anche fatta di ciò che possiamo sentire, abitare e riconoscere come parti di noi.