L’ITALIA AL TEMPO DI UN’ EUROPA IN PREDA AL RELATIVISMO,IN UNIONE EUROPEA DISORIENTATA

Nel giro dell’ultimo lustro, il preconizzato declino del Vecchio continente e
della civiltà liberaldemocratica espressa negli secoli XIX-XX si è fatto più
plasticamente evidente. L’Europa appare in reale affanno sullo scenario
mondiale, come un cavallo da corsa bolso o un pugile alle corde; comunque
in posizione di forte svantaggio e ridotta competitività, con una crisi che non
investe solo l’aspetto demografico e socio-economico, bensì primariamente
l’identità e la capacità di proiettar all’esterno una immagine convincente di sé
(cfr. Joseph Ratzinger, Lectio magistralis, “L’Europa nella crisi delle culture”
Subiaco 01.04.2005, secondo cui il nostro Continente, rinnegando le radici
giudaico.cristiane, non ha smarrito solo la fede, ma anche la razionalità
classica greco-romana, con la dittatura del relativismo e la commutazione
della libertà in fragilità esistenziale) (PS. solo 18 giorni ante elezione soglio
pontificio).
Dopo la Repubblica francese, con la forma di governo semipresidenziale
della V Costituzione di matrice gaullista, e la Repubblica Federale tedesca,
ove la figura del Cancelliere ha perso di autorevolezza e il parlamentarismo
bicamerale razionalizzato, con clausola di sbarramento per l’accesso alla
rappresentanza, sembra cedere ai nuovi estremismi, ora anche il Regno
Unito segna il colpo. Infatti dalla fuoriuscita dopo 47 anni dall’UE, in forza
dell’esito del referendum del 23.6.18 (vinto dai sostenitori della Brexit con
esigua percentuale del 51,09%, con tasso affluenza alle urne del 72%) –
l’United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland, culla del modello
Westminster, del bipolarismo virtuoso, con l’alternanza pendolare di
maggioranza e opposizione alla guida – oltre a crisi socio-economica con
pochi precedenti, accusa sintomi di affaticamento. Appena insediatosi
Andrew Murray Burnham al civico n. 1 di Downing Street – altro esponente
del partito laburista (56enne, nato nell’area metropolitana di Liverpool, ex
sindaco di Manchester, Uomo del Nord) subentrato al dimissionario Keir
Starmer, ha precisato i tre principali issues del programma governativo:
A- Rilancio edilizia popolare, pure per ovviare al fenomeno dilagante degli
homeless, non solo tra gente immigrata;
B- Nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali, in primis sanità e
trasporti;
C- Sostegno all’occupazione giovanile.
Quindi il novello Premier, si connota non solo per l’abissale lontananza dalle
politiche neoliberiste di Margareth Thatcher (Reaganeconomics in USA), ma
anche per un revirement rispetto alla linea di Tony Blair, che aveva condotto
sostanzialmente all’accantonamento nelle relazioni industriali delle Trade
Unions e a malcelata sudditanza in politica estera alle direttive di
Washingthon. Burnham ha in mente un piano di massiva reindustrializzazione
del Paese, senza alcun mutamento delle scelte effettuate e coltivate in
politica estera, nel biennio 2024-24 da Starmer (sostegno finanziario-militare
pro Ucraina; serrato colloquio con altri partner europei ). Tuttavia rimane il
dato oggettivo che Egli è il settimo Premier succedutosi nell’arco di un
decennio, alla guida dell’esecutivo di Sua Maestà e seppur la ridiscussione
della Brexit non figura nell’agenda di governo (come invece vorrebbe la
Scozia, mentre l’Irlanda del Nord è restata in parte nel mercato UE con
configurazione ibrida, sancita dal “Protocollo NI-Windsor Framework” ),
tuttavia egli non può ignorare il dato che l’addio di Londra all’UE è costato al
Regno Unito all’incirca il 6-8% del PIL.
Il modello Westminster e il regime politico biparitico, assistito dal sistema
elettorale maggioritario a collegi uninominali (first past the post), avrebbero
dovuto garantire il cd. governo di legislatura, senza necessità di coalizioni
rissose o rimpasti in itinere, ma constatiamo che anche il prototipo delle
forme di governo parlamentari ha subito una modificazione spiccata.
L’esecutivo di coalizione guidato dal Premier G. Meloni, al contrario può
vantare un primato di durata, ma la stabilità è solo una precondizione per
l’efficace azione di governo; invece il dibattito politico si incaglia sulla
riforma della legge elettorale (cd. stabilicum) oppure è dominato dall’emotività
demagogica riflessa dalla cronaca minuta (inopinata riforma dell’istituto della legittima difesa, sull’onda del
caso Roggero, conteso da Vannacci e Salvini).
Oltre ai pasticci del coinvolgimento delle prerogative presidenziali, in tema di
concessione grazia, qui si è avuto un profluvio di dichiarazioni a caldo –
prima del deposito delle motivazioni della sentenza Cassazione, confermativa
dell’ irrogazione della pena detentiva, e financo prima dell’inizio della
reclusione dell’interessato (sic!) – reiterate asserzioni sulla sproporzionatezza
della pena e assertive denunce della palese ingiustizia della previsione di
risarcimento a favore delle parti civili, financo sui messaggi social provenienti
da Palazzo Chigi.
Ovviamente il perverso circuito mediatico-giudiziario non perde alcuna
occasione per sviare la frastornata opinione pubblica, dalle sfide esiziali che
tanto sul piano interno che internazionale attendono il nostro Paese, nel
quadro della UE.
Tuttavia l’episodio è sintomo della difficoltà di raffreddare a livello
istituzionale l’impatto emotivo di accadimenti rilevanti per la propria frazione
di opinione pubblica, nell’approssimarsi della scadenza elettorale a primavera
2027 e della corsa al Quirinale nel 2029.
Orbene, valutando la progressiva affermazione di movimenti estremisti in
tutti i contesti nazionali europei (l’Ungheria di Orban è stata mero precursore)
e l’incapacità di elaborazione di proposte convincenti a livello UE – ove, ad
esempio. la politica serrata di riarmo e aumento delle spese militari, serve più
a mascherare il fallimento dell’Esercito Europeo, che a blandire il riottoso
“Alleato “ d’oltreatlantico – il periodo di incertezza e disorientamento è
destinato a protrarsi, acuito dalle repentine evoluzioni ed involuzioni delle
relazioni internazionali tra le Grandi Potenze (USA, Cina, Federazione Russa
e India), e dai numerosi conflitti e focolai latenti (Taiwan, Corea del Nord,
etc).
Per Governare una società complessa in un periodo così colmo di incertezze
e di rapidi mutamenti, occorre formare una classe dirigente temprata, non che
si ponga all’inseguimento del sentimento prevalente in un dato momento,
spesso indotto dalla rappresentazione mediatica del fenomeno, per elevarlo a
criterio di discernimento delle scelte .
E’ stato detto a proposito che “la politicizzazione permanente della cronaca
inietta un veleno per la coesione sociale”, a detrimento della funzione di
mediazione demandata alle Istituzioni.
In tale perverso vortice “ogni delitto, ogni sentenza, ogni intervento delle forze
dell’ordine diventa l’occasione per riattivare identità precostituite, arruolando
la cronaca alla propria propaganda…..ed i cittadini finiscono per l’essere
consegnati al tribalismo delle appartenenze” ( Ed. Altravoce di oggi, a firma di
Alfonso Lanzieri).
Il Primato della Premier in rosa transeat, ma ora non abbiamo bisogno di
Generali, Uomini della provvidenza, Telepredicatori e…last but not least, di
ennesimo Pifferaio Magico (leggenda tedesca risalente al 1284, ambientata
nella cittadina di Hameln, da cui la celeberrima fiaba “Der Rattenfanger von
Hameln” dei fratelli Grimm).
Il Paese e la Unione Europea necessitano di Guide affidabili e talentuose,
non di pifferai e pifferaie dal carisma ipnotico, con presa su masse
anestetizzate.
Roma 24 luglio 27, Santa Cristina di Bolsena
JacopoS. Francesco Bartolomei