LA SUDDITANZA ALLA MEDIOCRITA’NELL’ITALIA DEL DECLINO:di copo Francesco BARTOLOMEI

“Gli aspetti della vita essenziali alla felicità dell’Umanità
sembrano inutili; Eppur il loro culto va trasmesso alle giovani generazioni”
Andrea CARANDINI – Archeologo, classe 1937

Coloro che provengono dagli studi classici, almeno una volta nella loro vita si
son imbattuti nella locuzione del poeta latino Quinto Orazio Flacco (I secolo
a.c., universalmente conosciuto per il Carpe diem ), riportata nel Libro II, Ode
decima: Aurea Mediocritas. Anche chi è scevro dalla dimestichezza con la
lingua latina, tuttavia, intuisce che il significato dell’espressione non può
esser quello di una “Mediocrità mediocre”, senza infamia e senza lustro, a
metà strada tra il plauso e il biasimo, bensì quello di Aurea moderazione,
intesa come ricerca di encomiabile via di mezzo, cioè un elogio del principio
di moderazione, del contemperamento delle esigenze e del rifiuto degli
eccessi (il criterio ermeneutico del bilanciamento degli interessi, invalso nella
giurisprudenza costituzionale ).
Ovviamente, chi è assiduo frequentatore oltrechè del latino anche del greco
antico, sa che l’origine del concetto risiede nell’ideale epicureo del ;vivere

nascosto; (cfr massima greca láthe biósas, letteralmente: ;vivi
nascostamente;), che non significa vivere da eremiti o solipsisti, ma sprona a
evitare le incombenze della sfera pubblica e la gloria effimera della vita
politica per dedicarsi alla tranquillità, alla ricerca dell’equilibrio interiore e alla
coltivazione delle amicizie. Dedicarsi all’otium piuttosto che al negotium,
superando gli ideali della democrazia ateniese del V secolo a.C. (era di
Pericle), ove il cittadino che non si interessasse delle vicende della Città-stato
viveva da “idiota”.
Orbene, la nascita dell’istruzione pubblica statale si pone in diretta
connessione con la Rivoluzione francese (1789-1793), in quanto prima
nell’Ancien regime l’istruzione giovanile era sostanzialmente demandata ad
istituzioni ecclesiastiche o a precettori privati, presenti solo in famiglie
aristocratiche o molto abbienti. Dall’art. 1 della Costituzione del 1791 e dal
celeberrimo rapporto del Marchese De Condorcet all’Assemblea nazionale
nel 1792, si delinea un sistema statale di istruzione, in cui la scuola primaria
sia pubblica, gratuita, obbligatoria per maschi e donne, e last but not least,
improntata al principio di laicità dello stato. Essa era vocata alla formazione di
cittadini (citoyen), non sudditi, titolari di diritti e doveri ormai codificati nelle
Carte fondamentali.
Tuttavia, solo col primo decennio del secolo XIX, con l’avvento dell’era
Napoleonica la scuola pubblica inizia ad esser dotata di mezzi e risorse
congrue, e l’Imperatore tiene a battesimo i “Lycees” per formare tra i cittadini

con maggior attitudine a servire lo stato, i funzionari amministrativi. Se la
Rivoluzione francese rappresenta il grande spartiacque nella storia della
burocrazia moderna, essa si afferma proprio con Napoleone, e ad i primi
nuclei storici di burocrati (magistrati, non solo giudici in senso stretto, ed
esattori delle imposte), si affiancano i membri del corpo docente dei vari
ordini e gradi. La burocrazia, secondo Max Weber (1864-1920), è una
organizzazione gerarchica basata su competenze specialistiche, e
rappresenta l’apparato amministrativo tipico per l’esercizio del potere legale,
ovvero un sistema di norme e regolamenti, da applicare in modo
tendenzialmente impersonale e imparziale, attraverso procedure
sistematiche, precise e razionali. Nel corso del XIX sec,, d’altronde, il diritto
amministrativo ha fatto ingresso come disciplina anche nei corsi universitari.

Tale impianto resta immutato sin al 1870, quando durante la Terza
Repubblica, in Francia si ha la riforma Ferry, dal nome del Ministro Istruzione
sotto Napoleone III.
Venendo al nostro Paese, l’istruzione statale nel Regno d’Italia è nata
ufficialmente con la legge Casati del 1859 che ha unificato il sistema
scolastico nazionale, basato su centralismo e laicità. Tale normativa ha
introdotto l’obbligo scolastico e un’articolazione in tre rami principali:
istruzione classica, tecnica e universitaria. Nel secondo dopoguerra, in Italia il
sistema di istruzione è passato da un’impostazione elitaria ereditata dalla
Riforma del Ministro Giovanni Gentile (1875-1944, filosofo e pedagogista), a

un modello di scuola di massa. La Costituzione del 1948, infatti, ha sancito
l’istruzione come diritto universale (art. 34,Cost) mentre le riforme degli anni
60 e 70 ne hanno esteso l’accesso, la durata della scuola dell’obbligo e la
democratizzazione.
Ora dall’inizio dell’esecutivo Meloni, il Ministero dell’Istruzione e del Merito è
ricoperto da eminente giurista, il Prof . Giuseppe Valditara, autore di
numerosi saggi specialistici e pure di cultura generale, di cui si segnalano,
per quanto qui rileva, “ La rivoluzione del buon senso “ e “ La scuola dei
Talenti”. Il primo libro – che assurge a vero e proprio programma
dell’approccio del Ministro, volto al ripristino della normalità e alla promozione
della cultura del rispetto – non manca di sottolineare il valore dell’impegno
individuale e l’equilibrio tra diritti e doveri degli studenti; il secondo libro è
favorevole ad un approccio meritocratico alla scuola, con riscoperta
dell’impulso in tal senso contenuto nella stessa previsione costituzionale.
L’ultimo libro, presentato alla rubrica culturale del TG1 domenica scorsa, e
stasera a Fano (PU) dall’Illustre Autore, si intitola “Manifesto per
l’occidente. I valori universali della nostra cultura”.

Orbene, metodologicamente, occorre congratularsi col Ministro che prende
parte fattivamente alla discussione sul ruolo e la funzione della scuola
pubblica, all’inizio del III millennio caratterizzato dalla convulsa innovazione

tecnologica di stampo informatico e dalla digitalizzazione di dati e
informazioni.
Poi, visto che tra i valori fondanti l’occidente rientra la dialettica e il dibattito,
sia consentito rivolgere al Ministro Valditara alcuni interrogativi basilari:
I. Se sia giunto il momento di indire un articolato dibattito pubblico per
decidere se, nel complesso, il sistema di istruzione nazionale è volto a
formare cittadini attivi, animati da discernimento e spirito critico, protagonisti
nella Nuova Europa identitaria, oppure Influencer, Youtuber, Podcaster, e
soprattutto Manager tecnocratici (cfr, i politecnici)
Infatti la sudditanza agli stilemi del mondo anglosassone, ha comportato il
dilagare dell’orientamento culturale favorevole al cd. “Paradigma
manageriale” (negli USA: the new public management), cioè l’introduzione
massiva nei sistemi amministrativi pubblici di regole e stili mutuati dal settore
del lavoro privato (cfr. fenomeni di contrattualizzazione del settore pubblico
impiego, con introduzione di forme neo-tayloristiche di organizzazione delle
attività, col superamento dell’approccio giuridico).
Così assistiamo da vari decenni nel mondo dell’istruzione statale, alla
sudditanza ai tipici prodotti della conformista industria della cultura di massa,
ove la proliferazione delle specialità è in aumento esponenziale, ma si è
smarrito il baricentro del processo formativo di stampo umanistico, che ci
derivava dal rinascimento.
II. Individuare quale debba esser il peso e ruolo della Burocrazia nel mondo
dell’istruzione. Il termine ha assunto oggigiorno una connotazione
principalmente negativa proprio a causa delle negatività rilevate nel corso
del Novecento ovvero rigidità, lentezza, incapacità di adattamento,
inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile (il c.d.
gergo burocratese), eccessiva pervasività, tendenza a regolamentare ogni

minimo aspetto della quotidianità; quindi nell’accezione negativa , esso indica
anche l’eccessivo iter procedurale o la previsione sproporzionata di
vincoli per il raggiungimento di determinati obiettivi.
In mancanza di risposte a questi elementari ma fondamentali quesiti, Illustre
Ministro i bei proclami contenuti nelle sue pregiate pubblicazioni e poi trasfusi
in atti tipici (leggi, relazioni al Parlamento, direttive, circolari, etc.) restano
 petizioni di principio, proposizioni enfatiche.

Roma, 24 giugno 2026

Avv. Jacopo Francesco BARTOLOMEI