Riflessioni e interessante analisi sullo stato attuale dell’immigrazione”sicurezza, costi e verità oltre la propaganda”di Luigi Fiorentino.

“Per anni agli italiani è stato chiesto di considerare inevitabile un’immigrazione priva di
un’effettiva programmazione. Ogni critica è stata spesso liquidata come paura o razzismo,
mentre aumentavano i problemi legati alla sicurezza, al lavoro irregolare, alla marginalità
sociale e alla pressione sui servizi pubblici.
Una politica seria deve partire dai numeri, evitando sia la propaganda buonista sia le
generalizzazioni indiscriminate.
Immigrazione regolare e clandestina non sono la stessa cosa
Al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti in Italia sono circa 5 milioni e 560 mila, pari
al 9,4% della popolazione. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di persone
regolarmente presenti, che lavorano, studiano e vivono stabilmente nel nostro Paese.
Gli stranieri in condizione di irregolarità sono molti meno: la Fondazione ISMU ne stimava
circa 339 mila al 1° gennaio 2025.
Confondere tutti gli stranieri con gli immigrati clandestini sarebbe quindi scorretto. Il vero
problema è la perdita di controllo sugli ingressi, la lentezza delle procedure, l’insufficienza
dei rimpatri e la permanenza sul territorio di persone prive di un titolo valido.
Criminalità: dati che non possono essere ignorati
Al 31 dicembre 2025 nelle carceri italiane erano presenti 63.499 detenuti, di cui 20.116
stranieri: circa il 31,7% della popolazione carceraria, a fronte di una presenza straniera tra
i residenti pari al 9,4%.
Questo dato non significa che gli stranieri commettano il 31,7% di tutti i reati, perché la
popolazione detenuta è influenzata anche dalla custodia cautelare e dal diverso accesso
alle misure alternative. Evidenzia però una sovrarappresentazione che non può essere
ignorata.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, la componente straniera tra i detenuti
raggiunge:
Categoria di reato Quota straniera
Reati contro la persona 32,2%
Reati contro il patrimonio 29,3%
Reati in materia di droga 28,5%
Reati contro la Pubblica amministrazione 38,1%
Reati contro la fede pubblica 30,9%
Reati contro la famiglia 26,3%
Reati connessi alla prostituzione 68,8%
Violazioni della legge sull’immigrazione 91,6%
Gli italiani perbene sono stanchi di assistere continuamente a notizie di aggressioni, furti,
rapine e accoltellamenti commessi anche da soggetti entrati illegalmente o rimasti sul
territorio senza averne diritto. Non è accettabile che persone prive di un regolare titolo di
soggiorno possano delinquere e continuare a rimanere in Italia nonostante provvedimenti di
espulsione mai eseguiti.
Questi numeri non autorizzano ad accusare indistintamente milioni di stranieri onesti.
Impongono però di riconoscere un problema di sicurezza che danneggia anche gli
immigrati regolari.
Chi commette reati deve essere perseguito senza differenze di nazionalità. Per lo straniero
irregolare o condannato per reati gravi, nei casi previsti dalla legge, la pena deve essere
accompagnata da un’effettiva espulsione e dal rimpatrio.
«Pagheranno le nostre pensioni»: una mezza verità
I lavoratori stranieri versano contributi. Nel 2024 l’INPS registrava circa 3 milioni e 980
mila lavoratori stranieri attivi, con una retribuzione media annua di circa 16.700 euro.
La falsificazione consiste nel sostenere che una maggiore immigrazione,
indipendentemente dalla sua qualità e regolarità, possa da sola salvare il sistema
pensionistico.
I contributi versati oggi producono anche pensioni future. Inoltre, salari bassi e lavori
discontinui generano versamenti ridotti. I lavoratori stranieri sono spesso concentrati nelle
qualifiche meno retribuite, con una retribuzione media inferiore di oltre il 30% rispetto alla
media complessiva.
L’immigrazione regolare può contribuire all’economia, ma non sostituisce politiche per la
natalità, salari più alti, maggiore occupazione femminile e riduzione dell’emigrazione dei
giovani italiani.

Il costo dell’accoglienza
Nel bilancio statale per il 2025, la missione dedicata a immigrazione, accoglienza e
garanzia dei diritti disponeva di oltre 2 miliardi di euro. Per i centri di accoglienza erano
disponibili più di 1,2 miliardi.
Non tutte queste risorse riguardano esclusivamente l’immigrazione clandestina. È però
evidente che accoglienza, assistenza, controlli, sicurezza, procedure amministrative e
trattenimento comportano costi rilevanti.
A questi si aggiungono le spese sostenute da sanità, scuola, enti locali, Forze dell’ordine,
giustizia e sistema penitenziario.
Lo Stato dovrebbe pubblicare ogni anno un rendiconto chiaro che distingua i costi
dell’immigrazione regolare, dell’accoglienza, della permanenza irregolare e dei rimpatri
dalle entrate fiscali e contributive prodotte dagli stranieri.
La trasparenza non è xenofobia. È rispetto per i contribuenti.
Marginalità non significa integrazione
Nel 2024 il 35,6% degli stranieri viveva in condizioni di povertà assoluta, contro il 7,4%
degli italiani.
Far arrivare persone senza poter garantire lavoro regolare, abitazione, conoscenza della
lingua e rispetto delle regole non è solidarietà. Significa alimentare lavoro nero,
sfruttamento, caporalato, occupazioni abusive e tensioni sociali.
Le conseguenze ricadono soprattutto sulle periferie e sulle fasce popolari: famiglie in attesa
di un alloggio pubblico, lavoratori esposti alla concorrenza del lavoro irregolare,
commercianti colpiti dal degrado e servizi comunali già in difficoltà.
Una posizione risolutiva del problema deve prevedere
Una posizione risolutiva del problema deve prevedere una distinzione netta:
Sì all’immigrazione regolare, programmata, qualificata e realmente integrabile; no
all’immigrazione clandestina e incontrollata.
Servono controlli effettivi delle frontiere, accordi con i Paesi di origine, procedure rapide per
le domande di asilo, rimpatri reali per chi riceve un diniego definitivo ed espulsione degli
stranieri responsabili di reati gravi, nei limiti previsti dalla legge.
I canali regolari devono essere collegati alle reali necessità del mercato del lavoro, alla
conoscenza della lingua italiana e al rispetto dei principi costituzionali.
Accogliere senza controllare non è umanità. Tollerare il lavoro nero non è integrazione.
Nascondere i costi non è buona amministrazione.
La legalità non ha nazionalità. Ma senza legalità non esiste integrazione.”
ing.Luigi Fiorentino