“Lettera aperta alla dr.ssa Giulia Merlo:giovane Giornalista giurisperita”di Jacopo Severo Bartolomei

Jacopo Severo Bartolomei

Giulia Merlo

“Gentile Dr.ssa Giulia, oriunda trentina e romana d’adozione, la
seguo sempre con vivo interesse per la sua indubbia competenza
giuridica – che le derivano non solo dalla laurea in giurisprudenza,
bensi da Erasmus a Berlino in diritto costituzionale – e vengo a
disturbarla solo per congratularmi dello stile degli articoli a Sua
firma ed anche per la compostezza con cui – a differenza di altri
blasonati colleghi giornalisti – si propone nelle apparizioni
televisive. Tra l’altro avendo Lei scritto per un certo tempo su il
Dubbio, della cui versione online il CNF ci ha omaggiato, ho avuto
già modo di apprezzare la sua professionalità-
Tuttavia mi sia consentito esprimere un fermo dissenso in merito al
contenuto di recentissimo pezzo (apparso su Domani in data
13.2.26 , pg.7), scritto all’indomani delle strabilianti affermazioni del
dr. Gratteri circa la campagna elettorale sul referendum approvativo
ex art. 138 Cost. sulla legge di revisione costituzionale, nota come
Riforma della separazione delle carriere e istituzione Alta Corte di
giustizia, ad iniziativa del guardasigilli Carlo Nordio.
Lei opinatamente riferisce che “gli avvocati ed i magistrati più
moderati vedono lo stesso rischio e usano la medesima parola
macerie, per definire il futuro, preoccupati del clima sempre più
incandescente della campagna referendaria”. Ebbene il sottoscritto
nato nel 1964 a Roma e laureatosi nel 1987, avvocato
cassazionista diuturnamente frequentante le giurisdizioni superiori –
oltre Corte di cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti, e a
volte la Consulta – riteniene che quando sono in ballo principi e
diritti fondamentali il “moderatismo” a volte non sia conveniente.
Infatti il modello di cittadino consapevole, da additare alle future
generazioni, dovrebbe avere due doti essenziali: la capacità di
indignazione di fronte a ingiustizie e soprusi di qualsiasi genere; il
coraggio di critica, nei confronti dei troppi soloni che son al potere

nei vari ambiti, non solo nei Palazzi romani, ma anche nei vari
apparati statali, tra cui la magistratura che, in ogni ordine e grado,
svolge un ruolo essenziale al buon funzionamento del regime
democratico.
Pertanto del clima incandescente non mi preoccuperei più di tanto,
dal momento che la democrazia si basa sul confronto dialettico e
sulla contrapposizione di opinioni, mentre l’unanimismo o il
conformismo indotto dal sistema mediatico largamente inteso,
nuoce gravemente alla salute della SOCIETA’ CIVILE.
Certo la riforma in cantiere non rappresenta la panacea nei
confronti dei mali endemici che affliggono la giustizia (lentezza
processi; carenza organici; difficoltà messa in esecuzione
provvedimenti definitivi; pessime condizioni carcerarie; abuso della
custodia cautelare in fase di ii.pp….), ma a mio modesto avviso
rappresenta un piccolo passo nella giusta dimensione, giacchè con
il “nuovo” codice del 1989 – quando Lei era appena nata e cadeva
il muro di Berlino – l’equiparazione organizzativa tra magistratura
requirente e giudicante, non ha più alcuna plausibile giustificazione,
se non un arroccamento corporativo.
Grato della Sua cortese attenzione, cordiali saluti
Roma , 14 febbraio 2026
Avv. Jacopo Severo Bartolomei”