In principio era la parola:di Giovanni Monchiero

Sommi analisti dei movimenti della pubblica opinione avevano predetto che in caso di affluenza
superiore al 45% avrebbe vinto il Sì. Ha votato il 59% ed ha vinto il No. È volato qualche straccio.
La maggioranza, come preannunciato, resta solida. Ma è molto improbabile che vengano tentate
altre avventure riformatrici degli assetti costituzionali.
La guerra del golfo continua con proclami di pace, a giorni alterni, correlati da oscillazioni dei
mercati finanziari. All’ultimo annuncio di trattativa in corso, il governo iraniano ha reagito con
sarcasmo: gli americani sono così confusi che stanno trattando con sé stessi. Confidiamo
naturalmente nel ripristino della guerra fredda, in atto da mezzo secolo, tra l’occidente e il regime
degli ayatollah. I quali, con tutti i loro difetti, si dimostrano più lineari ed attendibili del nostro
CEO, trasmigrato dal latrocinio economico alla politica.
Fra la febbre referendaria e le preoccupazioni per il prezzo dei carburanti, suppongo sia sfuggita a
molti la notizia che Invest Cloud, una società americana che si occupa di consulenza finanziaria, ha
licenziato tutti i 37 dipendenti degli uffici di Venezia con la motivazione che l’intelligenza
artificiale rende inutili le strutture periferiche dell’azienda e il lavoro degli informatici che le
popolano. Propongo a quanti sostengono che l’AI è meno intelligente di un lombrico e che aprirà
per l’umanità un futuro di benessere, di fermarsi un attimo a riflettere.
L’AI non ha (per ora) vita autonoma ma già non ha più bisogno di informatici ed ingegneri.
Sostituiti da macchine e robot nei lavori manuali e dall’intelligenza artificiale in quelli intellettuali,
nel futuro molto prossimo quale occupazione potranno svolgere gli esseri umani per guadagnarsi da
vivere ? A questo punto, gli innamorati del progresso senza fine rievocano le critiche ai telai
meccanici, alle prime sbuffanti locomotive, alle automobili che mai avrebbero potuto sostituire le
carrozze e ci ricordano che, grazie alla tecnologia, le condizioni di vita dell’umanità sono molto
migliorate. E il discorso finisce lì.
Da vecchio conservatore pessimista vorrei osservare che, nel nuovo millennio, il progresso
tecnologico ha spostato il suo interesse dalle macchine per sostituire gambe e braccia a quelle in
grado di surrogare il cervello. Tutto ha avuto origine dall’abuso di comunicazione che ha distrutto
quella che era stata fino ad allora la caratteristica distintiva dell’umanità: la parola.
Fra i tanti aneddoti che alleggerivano le pagine di storia, quello di Michelangelo – a tal punto
entusiasta del realismo del suo Mosè da rivolgergli un perentorio “perché non parli?” reso più
persuasivo da una martellata sul ginocchio – è probabilmente fantasia di ammiratori postumi. Ma dà
corpo ad un sentimento che tutti abbiamo provato di fronte a sommi capolavori delle arti figurative.
E chi, magnificando le doti del proprio animale da compagnia, non ha mai concluso che “gli manca
la parola”? In milioni di anni di evoluzione, solo l’uomo ha superato la barriera della parola.
Animali possenti ed intelligenti non si sono ulteriormente evoluti. Si sono fermati sulla soglia
dell’elaborazione del pensiero e della capacità di tradurlo in parola.
La parola. Il logos dei filosofi greci trasmigrato, chissà come, nell’introduzione del vangelo di
Giovanni, pagina di altissima poesia, che chiama “verbo” l’ espressione di Dio, con lui sin
dall’inizio, prima dell’origine del mondo, che poi si fa carne per la salvezza dell’umanità. E nel
racconto della Genesi, dopo la creazione di Adamo, Dio popola la terra di piante ed animali e li
mostra all’uomo affinché dia loro il nome, segno di potere e di responsabilità nell’esercizio della
parola.
Al vertice del progresso, dicevo, la nostra civiltà ha minato il senso della parola. Con l’abuso di
parole si è confuso il nostro linguaggio, sminuita la nostra capacità di giudizio, parificate verità e
menzogna. Superato questo confine, abbiamo prodotto macchine in grado di generare immagini e
pensieri, scritti e discorsi, preferibilmente falsi, per comodo e divertimento di milioni di fruitori.
Mangiata la mela della realtà virtuale, è sembrato logico sostituire l’intelligenza umana. Presto
toccherà ai corpi. Otto miliardi di inquinatori sono troppi per la salute e la bellezza del pianeta.
L’intelligenza artificiale suggerirà ai suoi padroni come provvedere.
Ma tutto è nato ieri: il giorno in cui, sazi di parole, le abbiamo calpestate.
27 marzo 2026